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Star Wars: la vera essenza della saga attraverso le parole di George Lucas

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Star Wars. Qui di seguito troverete una trascrizione di gran parte dell’intervista di George Lucas a Bill Moyers nella quale parla della sua saga, tra mito, religioni, atti di fede, studio del maligno e altri temi portanti, come la redenzione e la paternità. Nella parte finale dell’articolo il video Youtube con l’intervista integrale.

Star Wars e la mitologia – Le parole di George Lucas sulla sua saga

Ho utilizzato il materiale mitologico per affrontare problematiche che appartengono al giorno d’oggi. L’argomento di queste pellicole è la coesistenza dentro di noi del bene e del male e la possibilità di scelta che ci viene offerta.
Guerre Stellari affronta numerose tematiche. Prima di tutto si occupa della relazione con le macchine che possono essere spaventose o benevole. A volte sono un’estensione dell’elemento umano e non sono mai intrinsecamente malvagie. Ricorre poi la tematica dell’amicizia, degli obblighi nei confronti dei propri simili e delle altre persone che ci circondano. Emerge la problematica del controllo sul destino. Esistono diversi sentieri che possono portare ad un grande destino. Se si decide di non seguire la strada che ci è stata assegnata la nostra vita potrà rivelarsi meno soddisfacente. Dobbiamo scuoterci, prestare l’orecchio ai nostri sentimenti per scoprire quale è il nostro talento particolare e quale contributo possiamo dare alla società.

Per la creazione di Darth Maul abbiamo iniziato a studiare le varie rappresentazioni del male. Non solo quella cristiana, ma attingendo anche alla mitologia indù e greca, e ad altre icone religiose. E poi abbiamo creato questo personaggio, mescolando questi influssi. Molti personaggi malvagi (delle varie religioni) hanno le corna. Interessante. Mentre creavo la mia icona del male, mi sono chiesto come mai le stesse immagini evocassero le stesse emozioni in culture diverse. La mia prima reazione nei confronti di Maul è di paura. Ma non ho creato un mostro. Non volevo una creatura mostruosa che strappasse le budella e le scagliasse in giro, così orribile da non poterlo guardare. E’ qualcos’altro. La mia creazione agisce su un piano emotivo diverso. Non è repellente, è solo qualcosa di cui si dovrebbe avere paura. Volevo che suscitasse le stesse paure di Darth Vader, con una modalità diversa. Darth Vader è un essere ibrido, metà macchina e metà uomo. E per questo si perde gran parte della sua umanità.Cammina con gambe meccaniche. Possiede braccia meccaniche. E’ attaccato ad un respiratore. Non rimane quindi molto di umano in lui. Darth Maul invece è completamente umano. Volevo che fosse una sorte di alieno, ma volevo che fosse anche umano al punto che ci potessimo identificare in lui. Non è un mostro nel quale non possiamo vedere noi stessi. Lui è tutti noi: è il male dentro di noi.

Il film affronta il Lato Oscuro e il Lato Luminoso delle cose. Analizza tutte le sfumature della compassione e dell’avidità. Tutti noi possediamo entrambi i lati. E dobbiamo assicurarci che siano completamente bilanciati.

Ci sono tante persone così (come Darth Vader, Hitler, Stalin). Credimi se ne vedono di continuo, dato che io non faccio che chiedermi come possano esistere. Come possano sopportare se stessi. Cosa c’è nella mente umana che consente all’uomo di essere tanto malvagio come gli esseri umani ci hanno dimostrato di poter essere in passato e nel presente.

Non credo che Guerre Stellari possa essere considerato profondamente religioso. Ma sono d’accordo nell’affermare che si faccia carico di problematiche proprie della religione. E che le distilli in una forma più moderna e accessibile, in modo tale che possano essere afferrate dal pubblico spingendolo così ad accettare il fatto che c’è un mistero più grande là fuori. All’età di 10 anni chiesi a mia madre: “Se Dio è così grande, perché ci sono così tante religioni?”. Nel corso degli anni mi sono posto più volte questa domanda e sono giunto alla conclusione che tutte le religioni sono vere. Vedono semplicemente una diversa parte dell’elefante. La religione non è altro che un contenitore per la fede. E la fede non è nient’altro che il collante che ci tiene uniti come società. La fede permea la nostra cultura, il nostro mondo, ogni valore al quale i ci aggrappiamo. Ne è parte integrante. E ci consente di rimanere stabili ed equilibrare.

Ho inserito il concetto di Forza nel film nel tentativo di risvegliare una sorta di spiritualità nei giovani. Una fede in Dio, più in un determinato sistema religioso. Ciò che è necessario è porsi la domanda. Perché se ci si appassiona al mistero della vita la domanda sorgerà spontanea: “Ma Dio esiste o no?”. Io credo che Dio esiste. Senza dubbio. Ma non so nulla sulla sua identità né su quanto conosciamo su di lui. L’unica cosa di cui so qualcosa riguarda la vita e la natura della razza umana. So che abbiamo sempre la presunzione di sapere tutto. Persino gli uomini primitivi credevano di conoscere la realtà e di aver spiegato tutto quanto ci fosse da sapere. Ed è proprio questa l’origine della mitologia. Si tratta di fornire un contesto all’ignoto. Una volta elaborata una esposizione ordinata si crede di avere il controllo della realtà. Possiamo dire che la comprensione degli uomini primitivi era pari ad 1 ed ora siamo arrivati a 5. L’unica cosa che pochi capiscono è che stiamo parlando di una scala da 1 ad 1 milione.

Le religioni ufficiali rivestono un ruolo ben preciso, rappresentano una parte importante del tessuto sociale e non mi piacerebbe ritrovarmi in un mondo completamente secolarizzato in cui l’intrattenimento passasse per esperienza religiosa.

Guerre Stellari non ha ambizioni teologiche esaustive. Infatti io esito ad equiparare la Forza a Dio. Quando uscì il film ogni religione usò Guerre Stellari come semplificazione del proprio credo. La pellicola rendeva più semplice avvicinarsi ai ragazzi e spiegare loro le storie narrate nella Bibbia, o le storie narrate nel Corano, nell’Tōrāh. Si tratta quindi di uno strumento che può essere utilizzato per rinnovare storie appartenenti al passato ed avvicinarle ai giovani. Ecco di cosa si tratta.

In Star Wars viene a crearsi una mescolanza di mitologie diverse e credenze religiose che vengono amalgamate nei film. Ho cercato di utilizzare idee che a volte ricorrono in culture completamente diverse. Mi sono limitato a raccontare un mito antico in parole nuove. Ho preso l’essenza del mito e l’ho trasposta in un nuovo contesto.

Una delle tematiche principali è il riconoscimento da parte degli organismi della necessità di convivere pacificamente per il loro mutuo benessere. Non solo gli esseri umani, ma tutte le creature viventi e inanimate della Galassia fanno parte di un sistema più grande.

Nei film di Guerre Stellari emergono due tematiche: il motivo della redenzione (che vede in ultima analisi Vader redento dal proprio figlio) e il tema della paternità. Credo fermamente che i nostri figli siano la nostra redenzione. La vita del resto trova il suo significato ultimo proprio nella procreazione, un processo che fa emergere proprio il meglio di noi.

Le storie e i miti ci indicano la nostra strada. I miti ci aiutano ad intraprendere il viaggio dell’eroe, ad esprimere la nostra individualità a trovare il nostro posto nel mondo. Ma ci ricordano al contempo che facciamo parte di una realtà più grande, di una comunità. E che è necessario anteporre il benessere della comunità al nostro.

Ognuno può scegliere di diventare un eroe ogni giorno della sua vita. Si può decidere di aiutare il prossimo, di mostrare compassione, si possono trattare le persone con dignità, oppure no. Nel primo caso si diventa degli eroi. Nel secondo si accrescono i problemi. Non si tratta di azioni spettacolari. Non è necessario ingaggiare un duello con le spade laser o far saltare in aria tre navicelle spaziali per diventare un eroe. Si tratta di piccole cose che accadono ogni giorno della nostra vita.

Guerre Stellari si occupa di trasformazione. Soprattutto di come il giovane Anakin Skywalker si trasformerà nel malvagio, per poi essere redento dal proprio figlio. Ma parla anche della trasformazione del figlio che arriverà a rispondere alla chiamata. Luke nel corso del film agisce ad un livello intuitivo fino alla parte conclusiva. Luke si affida spesso all’istinto, ma vive dei conflitti emotivi sull’eventualità di combattere il proprio padre. Luke nel corso del film fa ricorso spesso all’atto di fede. Infatti Luke non si affida ai computer, ma si affida alla fede. Ecco cosa significa usa la Forza: è un atto di fede volto a riconoscere che vi sono misteri e poteri più grandi di noi e che è necessario affidarsi alle proprie sensazioni per avere accesso a tali poteri.