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Star Wars: come la morte di Snoke ha salvato la Trilogia Sequel

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Star Wars. Faccio una premessa, ho odiato Snoke dal primo minuto che l’ho visto e amo Darth Sidious perché l’ho sempre ritenuto un villain immenso, capace di essere sempre un passo avanti rispetto a tutti. Lo ha dimostrato nella saga, ha raggiunto un livello di connessione con il Lato Oscuro tale che la Forza ha dovuto combattere la sua oscurità dilagante con mezzi straordinari (gli Skywalker innanzitutto).

L’Imperatore è stato un cattivo che ha raso al suolo il sistema politico di una Galassia intera, ha messo in ginocchio il millenario Ordine degli Jedi agendo in mezzo a loro. Ha governato con il terrore per decenni, instaurando un Impero spaventoso. Per questo, sotto sotto ho sempre sperato nel suo “piano di salvataggio” dopo Star Wars Episodio VI, in qualcosa di miracoloso che confermasse la sua grandezza strategica.

Ed alla fine sono stato accontentato: Lucasfilm lo ha spinto oltre, facendogli superare portandolo ad un livello tale da fargli ingannare anche la morte. Manifesta superiorità, frenata solo dal fatto che siamo in Star Wars ed alla fine vince la Forza, attraverso i suoi “contenitori” speciali.

Invece in Episodio VII – Il Risveglio della Forza ecco comparire dal nulla un tale chiamato Snoke. Personaggio per nulla originale, anzi costruito come se fosse una proiezione della stesso Imperatore Palpaltine. Fa le stesse cose, dice le stesse cose, stessi atteggiamenti, stessi obiettivi, stesse metodologie. Ma davvero? Davvero un mezzo impostore, per carità forte nell’uso del Lato Oscuro, avrebbe potuto avvicinare o scavalcare nella saga degli Skywalker il potente Darth Sidious, Signore dei Sith? Eresia.

Snoke era stato introdotto come un imitatore, una copia deforme dell’ultimo Palpaltine, che in qualche modo aveva accesso a segreti e misteri legati ai Sith (che l’imperatore si era portato nella tomba). Una certa connessione tra i due villain era palese sin dall’inizio, ma anche io ho pensato che ci fosse un rapporto di tutt’altro genere.

Cosa mi aspettavo di scoprire sulla sua identità? Niente di clamoroso: lo vedevo come un utilizzatore del Lato Oscuro che viveva nelle Regioni Ignote e che probabilmente aveva conosciuto Palpatine, ereditando il suo ruolo e approfittandone di un vuoto di potere. Il Sith, ce lo hanno ripetuto per anni attraverso i romanzi canonici, aveva scoperto qualcosa di potente nelle Regioni Ignote, talmente potente da decidere di compiere viaggi, di inviare parte del suo esercito, per iniziare a costruire qualcosa da quella parte della Galassia. Oggi sappiamo che aveva scoperto il pianeta Exegol, come fonte rara e pura di Lato Oscuro.

Invece, inizialmente avevo proprio pensato che avesse individuato semplicemente Snoke, come possibile rivale o alleato ed attraverso il quale portato avanti il suo piano di rifondazione dell’Impero. Un certo collegamento tra Sidious e Snoke era evidente, ma per me era proprio il ruolo di quest’ultimo come “villain finale della saga” a stonare totalmente.

Quando l’ho visto morire per mano di Kylo Ren ho provato una certa soddisfazione. Era stata tolta di mezzo la copia imperfetta del grande Sith, una sorta di impostore che mai avrebbe potuto uguagliare chi è stato il vero simbolo di malvagità assoluta in Star Wars, il grande burattinaio di più generazioni, il distruttore del millenario Ordine degli Jedi.

Anche il concetto di Primo Ordine era, a pensarci bene, un richiamo all’Imperatore. Perché il Primo Ordine (lo dicono subito e come prima cosa nella nuova Trilogia) nasceva dalle ceneri dell’Impero, dalle ceneri di tutto quello che Sheev Palpatine aveva costruito per anni. Non nasceva da Snoke, questo pupazzone dall’aspetto stravagante e consumato.

Anche attraverso le parole di Darth Vader, nei film della Trilogia Originale, abbiamo appreso un concetto: l’Imperatore era in grado di prevedere il futuro ed aveva previsto anche la propria morte a causa dell’esistenza di Luke Skywalker. Di certo non aveva previsto una morte in combattimento, perché quel ragazzo non era ancora un Jedi completo, anzi aveva grossi limiti, come visto nell’operazione di salvataggio di recupero di Han Solo e Leia Organa, che erano nelle mani di Jabba The Hutt. Quel che conta è che Sidious aveva messo in conto una sconfitta, che dipendeva da fattori forse imprevedibili, perché mossi dal Lato Chiaro.

E un calcolatore come lui, con la sua intelligenza, la sua pazienza e un’affinata arte di manipolazione, per una questione di coerenza narrativa, avrebbe dovuto avere per forza un piano B, C o D, seppur accecato dalla solita arroganza dei Sith.

Uno Snoke venuto dal nulla non avrebbe potuto assolutamente competere con cotanta grandezza. George Lucas ha basato la sua saga tenendo in considerazione Palpaltine come l’ostacolo più alto nella storia degli Skywalker, primo e ultimo ostacolo. Sarebbe stato abbastanza imbarazzante concludere l’epica battaglia tra Lato Oscuro e Forza (Palpatine e Skywalker) attraverso un elemento esterno come Snoke, spacciandolo addirittura come un “pari livello” del Signore dei Sith.

Non solo un pari livello, ma un tizio con problemi esistenziali caratteristici proprio di Palpatine. Nei primi due film della Trilogia Sequel abbiamo visto uno Snoke ossessionato da Luke Skywalker, con una necessità quasi primaria di ucciderlo per timore e vendetta. E dire che il povero Luke se ne stava ormai bello isolato e chiuso nella sua paura, deciso a mettere fine agli Jedi per sempre. Insomma, tutta questa ossessione da parte di uno che era riuscito a salire al potere, a diffondere il terrore nella Galassia, a raggiungere i suoi obiettivi, era veramente fuori luogo.

Per fortuna la saga degli Skywalker si chiude con la rivelazione che stravolge tutto, situazioni e personaggi: questo Snoke è solo l’ennesimo strumento nelle mani del grande e unico villain. E così doveva essere. Perché come gli Skywalker sono la massima espressione del Lato Chiaro, Darth Sidious lo è del Lato Oscuro. Snoke resta una marionetta, come le tante marionette (seppur potenti) che hanno servito Palpaltine nel corso della sua ascesa e del suo dominio: Darth Maul, il Conte Dooku, lo stesso Darth Vader (fino al ritorno di Anakin) e tanti altri…

E guarda caso, Snoke muore come Dooku: ucciso da un ragazzo scelto come ennesimo strumento, ma con l’eccezione di essere la seconda “arma finale” di Palpatine. Nel passato era stato Anakin Skywalker ad uccidere un Sith diventato scomodo a Palpatine. Nella nuova Trilogia lo strumento di morte scelto per una nuova fase del piano è Ben Solo, trasformato appositamente in Kylo Ren.

Togliere di mezzo Snoke ha portato sul giusto binario, coerentemente, anche altri personaggi principali. Prima di tutto ha “salvato” Ben Solo, che non era un’anomalia tra gli Skywalker dall’animo malvagio, ma era un vero Skywalker legato al Lato Chiaro.

Ben è stato corrotto attraverso Exegol dal male assoluto (Sidious è diventato tutte le voci nella sua testa, voci che hanno traviato il giovane). La corruzione di uno Skywalker da parte di Snoke non l’ho mai reputata credibile perché, come già detto, non ritenevo credibile il Leader Supremo come villain definitivo della saga.

Per convincere Anakin – figlio della Luce – a passare al Lato Oscuro, Sidious ci aveva messo una vita, attraverso meccanismi vari che hanno tentato un ragazzo che hanno trascinato il Jedi nel dolore e nella paura di perdere tutto ciò che amava. Per questo la rivelazione che Ben Solo è stato stravolto e trasformato in Kylo Ren proprio da Darth Sidious è stata a modo suo illuminante e decisiva per capire Ben Solo, per restituirlo alla Luce, al suo destino.

Per non parlare delle origini Oscure di Rey, che assumono un valore simbolico importante per tutta la saga: la futura Imperatrice Sith convertita in guerriera di Luce dagli Skywalker. Grazie a Leia Organa e a Luke Skywalker la ragazza ha così potuto affrontare come un Jedi la più terribile delle paure: essere destinata a completare il rituale per riportare in vita i Sith, essendo lei stessa una fonte di oscurità assoluta.

Un semplice duello tra Snoke “l’imitatore” ed i buoni come finale della saga avrebbe lasciato l’intera Trilogia Sequel nella superficialità e nella piattezza più assoluta. Trasformandola in un confronto tra nuovi buoni e nuovi cattivi, slegato dal tema portante di tutta la saga: Palpatine vs Skywalker.

Grazie alla morte di Snoke ed alla soluzione di un Palpatine che ha ingannato la morte, aggrappato con il suo spirito a quel cadavere, il progetto Star Wars è riuscito ancora una volta a lascia un messaggio importante. Perché lo scopo di George Lucas era proprio quello di educare ad essere forti attraverso l’intrattenimento e preziosi concetti morali. In questo caso abbiamo un messaggio di redenzione più ampio, che parte dall’iniziare ad avere un dialogo con le persone che temiamo, per esaltare il loro lato migliore. C’è anche un incoraggiamento più vigoroso ad affrontare le paure, scegliendo chi essere veramente, anche quando si vien fuori da contesti oscuri. L’Ascesa di Skywalker, grazie alla distruzione di Palpatine, attraverso una Palpatine che sceglie di essere una Skywalker è il segno che la speranza è forte quanto la Forza stessa.